Sezione ASTRONAUTICA

     
     

L'Albero della Luna in Italia

TRADATE (VA) 12 OTTOBRE 2011 ORE 15,30

La Fondazione FOAM13 e il Parco Pineta per la prima volta  in Italia, presentano un “Pinus Teada Loblolly” Grazie alla collaborazione con la Moon Trees Foundation “planting the seed of ispiration“, presieduta dalla figlia di Stuart Roosa, Rosemary, la pianta sarà possibile osservarla lungo il “Sentiero Natura”, all’interno del Centro Didattico Scientifico. 

The Foundation and the FOAM13 Pineta Park for the first time in Italy, have one of these plants, "Pinus taeda Loblolly " By partnering with the Moon Trees Foundation "planting the seed of Inspiration", chaired by Stuart Roosa's daughter, Rosemary, the plant will be able to observe it along the "Nature Trail", within the Science Learning Center.

 

 

 

   

Trenta minuti prima dell'inizio la sala Furia dell'osservatorio astronomico era già gremita come nelle occasioni importanti. La presenza di Rosmary Roosa e dell'albero della Luna ha attirato appassionati di spazio ma anche coloro che amano la natura. L'osservatorio astronomico è immerso nella natura all'interno del parco pineta di Tradate, un luogo ideale per far crescere il Pino Loblolly che è stato donato dalla Moon Tree Foundation, presieduta dalla figlia di Stuart Roosa, Rosemary.

Ha aperto la conferenza  Roberto Crippa, presidente dell'osservatorio astronomico di Tradate che ha salutato i presenti e spiegato come si è arrivati a questo grande evento. Di seguito hanno preso la parola il Presidente del Parco pineta Mario Clerici e il giornalista scientifico Luigi Bignami, entrambi hanno evidenziato come la presenza di questa piccola pianta abbia un significato enorme per la comunità e per l'Italia. (Unico Moon Tree nel nostro Paese) Giuseppe Palumbo ha moderato l'incontro mentre Paolo Attivissimo ha brillantemente (come sempre) tradotto Rosemary Roosa. L'onore di presentare il nostro ospite è andato a me che ho curato l'evento. Tutto è nato quasi per caso, anche se non credo troppo alla fatalità...  Ero presente al 40°anniversario della missione Apollo 15 ed era presente anche Rosemary Roosa, ci siamo salutati e scambiati i rispettivi indirizzi email con l'intenzione di approfondire la possibilità di piantare un Moon Tree in Italia.  Evidentemente sono stato convincente e Rosemary ha accettato di venire da noi e donare un Moon Tree all'Osservatorio Astronomico di Tradate. Non vi racconto le difficoltà per portarlo in Italia... (leggi, divieti USA e divieti Europei, ecc.)

Nel suo intervento Rosemary Roosa ha evidenziato l'impegno del padre come Smoke Jumper (vigile del fuoco paracadutista) e come pilota di Jet per poi diventare astronauta del programma apollo e partecipare alla missione apollo 14. Rosemary prosegue nel lavoro del padre di diffondere gli alberi nel mondo con la speranza che questo possa unirlo sempre più. Il suo impegno è costante e ci ha raccontato che viaggia in tutto il mondo. Recentemente è stata ospite del Cremlino dove ha donato una pianta, fra breve sarà ospite del Re di Spagna.  Nell'ultimo lancio dello Space Shuttle erano a bordo alcuni semi per continuare il sogno di suo padre Stuart Roosa (1933-1994)

Essere stati scelti come sede italiana dell'albero della luna ci rende ovviamente orgogliosi, ma adesso abbiamo una grande responsabilità, quella di farlo crescere e preservarlo per le future generazioni. Il Pino Loblolly (Teada) vivrà per secoli e sarà per molto tempo l'albero della memoria, che ci ricorderà il più grande viaggio dell'umanità, quello alla volta della luna.

                                                                                                           

                                                                                                                     - Luigi Pizzimenti

                                                                                                                                         FOAM13

 

     

Video della conferenza a cura di Mario Moretti Turri

Luigi Pizzimenti e Rosemary Roosa

 

Rosemary Roosa

Giuseppe Palumbo, Pizzimenti, Rosemary Roosa e Paolo Attivissimo

Pizzimenti, Rosemary Roosa, Francisco Gonzalez e Giovanni Colombo

Rosemary Roosa

Rosemary Roosa durante la cerimonia.

Rosemary Roosa scopre la targa dedicata al padre, Stuart Roosa

Massimo Calenzani consegna a Rosemary il nuovo logo della Moon Tree Foundation      

Rosemary Roosa dona una foto del padre a Pizzimenti

     

 

Stuart Roosa

 

Brevi cenni biografici:

Stuart Roosa è nato il 16 agosto 1933, a Durango, Colorado. Ha lavorato per il Servizio Forestale nei primi anni 1950 come vigile del fuoco  e poi all'Air Force dove è diventato un pilota collaudatore. Fu una delle  19 persone selezionate dalla NASA nel1966 e fece parte dell'equipaggio di supporto nella missione Apollo 9. Dopo  Apollo 14, fu backup, pilota del modulo di comando per Apollo 16 e Apollo 17. Ha poi lavorato al programma Space Shuttle fino alla sua pensione come Colonnello della Air Force nel 1976, nel momento in cui molti dei suoi alberi furono spiantati. Stuart Roosa  purtroppo morì nel dicembre del 1994, ma gli alberi della Luna continuano a vivere per ricordarlo. La figlia Roosemary ha fondato la Moon Tree Foundation per ricordare il padre e continuare il suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
     

Apollo 14 La missione

estratto da:  Progetto Apollo "Il sogno più grande dell'uomo di Luigi Pizzimenti

 

Evitato il dramma nella missione precedente, con l’Apollo 14, la NASA si “giocava” tutto il programma. Un nuovo fallimento avrebbe portato alla cancellazione di tutte le altre restanti imprese lunari. Con questa incredibile pressione tre uomini si preparavano a tornare sulla Luna. Il comandante era una delle persone con più carisma che avesse mai volato nello spazio, già primo astronauta americano a compiere una missione spaziale. Questi era Alan Shepard, o come tutti lo chiamavano “Al”.  Il pilota del modulo di comando era Stuart Roosa, e proprio a lui spettò il compito di “battezzare” il modulo di comando con il nome “Kitty Hawk”, dal nome della località in North Carolina dove nel 1903 i fratelli Wright fecero volare per alcuni metri di quota, il primo modello d’aeroplano.
Il pilota del modulo lunare era Edgar Mitchell, capitano della Marina statunitense. Anche lui, come Roosa, era stato scelto con il quinto gruppo d’astronauti nel 1966.
   

Alan Shepard

Alle ore 16, tre minuti e due secondi (le 22.03 ora italiana), con i cinque grandi motori del Saturno V a massimo,  il grande razzo poté lentamente sollevarsi, imponente e maestoso, aumentando la velocità e illuminando la zona di Cape Kennedy. Il fragore dei motori investì i 480.000 spettatori presenti al lancio, facendo vibrare l’aria e il terreno per mezzo minuto.



Il lancio era stato preceduto da una serie di azioni già collaudate: come la visita medica appena svegliati alle ore 9, la colazione degli astronauti e le loro riserve, alle ore 9.35 a base di bistecche, uova, pane tostato, succo d’arancia e caffè. In seguito passarono alla vestizione, un’operazione lunga e meticolosa, poi alle ore 12 e 30 (18 e 30 italiane) salirono sul pulmino che li portò alla base del Saturno V, dove salirono con l’ascensore fino al nono piano dove si trovava la White Room (camera bianca), così chiamata perché tutti gli addetti vestivano camici e copricapo da infermieri.

La consegna del bastone da parte di Gunter Wendt a Alan Shepard

 

 

 

 

 

La partenza di Apollo 14, il 31 gennaio 1971

Come quasi tutti i viaggi nello spazio, il viaggio verso la Luna di Shepard, Mitchell e Roosa fu costellato da una serie di inconvenienti tecnici che potevano portare all’annullamento dello sbarco lunare. Il più serio si verificò poco dopo la TLI (Inserzione Translunare), 3 ore e 14 minuti dopo il lancio quando la navicella si trovava a circa 11.600 km. dalla Terra. Dopo il distacco dell’Apollo dal 3° stadio del Saturno il modulo di comando e di servizio effettuarono la capriola di 180 gradi per andarsi ad agganciare al LEM che era inserito in cima al 3° stadio. Ma al primo tentativo Mitchell grido: “Non siamo riusciti ad agganciare!”. La ovvia risposta di Houston fu: “Fate un nuovo tentativo”. Anche il secondo tentativo fallì. “Siamo rimasti vicini per circa 4 secondi ma i tre ganci primari non sono scattati”
A quel punto, mentre la tensione saliva, si doveva tentare ancora almeno fino a quando le batterie si sarebbero esaurite circa 6 ore dopo; poi, Apollo 14 avrebbe dovuto rinunciare, e come la missione precedente raggiungere la Luna, girarle attorno e ritornare subito a Terra, con conseguenze facilmente prevedibili: La chiusura del programma Apollo!  Un solo click di tre stupidi ganci stava per affondare un programma spaziale…
Ma i tre uomini a bordo non ne volevano sapere di mollare ed effettuarono cinque tentativi in circa 90 minuti, tutti andati a vuoto, a Houston i tecnici esaminavano due modelli della sonda d’aggancio, cercando delle soluzioni da trasmettere ai tre astronauti. Fu ideato uno stratagemma:"Apollo 14 provare ad effettuare un aggancio escludendo i ganci principali e tentando solo con i 12 secondari”– suggerì da terra Eugene Cernan, comandante di riserva e grande esperto in docking (aveva provato nel simulatore questa soluzione). Al sesto tentativo, Roosa riuscì ad “attraccare” i due veicoli.
La spiegazione alla quale si giunse fu che dell’acqua (alla partenza c’era stato un temporale) si era infiltrata nella sonda ghiacciandosi creando un velo che non permetteva la precisa unione dei due veicoli spaziali. Solo l’urto violento riuscì a rompere il ghiaccio.

 

 

 

 

 

 

La mattina del 1 febbraio, mentre gli astronauti riposavano, Apollo 14 si trovava a 126 mila chilometri dalla Terra. La prima correzione di rotta prevista, fu cancellata, la seconda fu eseguita regolarmente il giorno dopo. La velocità venne aumentata di 69 chilometri orari, per recuperare i 40 minuti di ritardo accumulati durante la procedura di lancio, in modo da ripristinare i tempi del programma di volo. Il 3 febbraio sulla rotta Terra-Luna fu cancellata anche la terza correzione di rotta di metà percorso, per recuperare il combustibile sprecato durante i ripetuti tentativi per agganciare il LEM. Ci furono altri inconvenienti: le due batterie del LM inviarono un allarme, che però si rivelò un falso allarme.
L’altro inconveniente grave fu un difetto al radar-altimetro quello che si utilizzava nella fase finale di allunaggio. Il radar blocco il computer di bordo segnalando di abortire la missione! A terra venne subito elaborato un nuovo programma e in sole 3 ore i cervelloni del M.I.T. risolsero brillantemente il problema. Ma…non era finita! Gli astronauti si accorsero che il radar di discesa non si trovava nella corretta posizione era come bloccato! Mitchell ricorda ancora quei momenti: “ Ero veramente stanco per tutti quei problemi che mettevano a rischio la missione, volevo fortemente camminare sulla Luna e lo stesso era per Al, persi la pazienza e sferrai un pugno sugli interruttori….incredibile! Si misero a funzionare!

 

 

 

Il LEM ripreso durante la fase d’aggancio

   

Il Lem Antares tra le desolate lande di Fra’ Mauro.



Il mattino di venerdì 5 febbraio Roosa è ormai solo nel modulo di comando, i suoi compagni, sono entrati nella navicella Antares e si accingono ad iniziare la discesa verso la superficie lunare, cominciano adesso le sue 34 solitarie orbite intorno alla Luna.

Durante la fase di discesa, giunsero delle voci lontane:


Mitchell: E’ una bella giornata oggi sulla terra di Fra’ Mauro!
Shepard: siamo perfettamente in rotta.
Mitchell: Okay, stai attraversando il Cratere Nord. Abbassati e vedi se puoi atterrare qui… c’è un po’ di polvere. Vai bene così Al.
Shepard: Mi pare che stiamo scendendo nel posto giusto, no ?
Houston: Vi seguiamo, Antares.
Mitchell: Okey Alan, vai giù, 120 piedi…96 piedi e in discesa, 80 piedi 75 piedi, pare vada bene. Magnifica discesa. 40 piedi… siamo in buona forma! 30 piedi.
Mitchell: Luci di contatto bene… motore fermo, motore… contatto Al.
Siamo sulla superficie!
Houston: Roger, Antares!
Erano le 10 e 18 in Italia, le 3 e 18 a Houston, per la terza volta l’uomo era sulla Luna. “Right on the money (Giusto sui quattrini).

 

 
Alle ore 15,56 ora italiana a Houston le 8,56 del mattino del 5 febbraio, Alan Shepard compiva il suo primo passo sul suolo lunare, diventando il 5 uomo a camminare sulla Luna. Ed Mitchell lo seguì immediatamente dopo diventando il 6 uomo.
Questo il dialogo di quei momenti: “Al, possiamo vederti sulla scaletta in questo momento” disse il Cap-com da Houston – “Sulla destra dello schermo. ti vediamo bene mentre sei sul gradino più in basso… e sulla superficie… niente male per un uomo anziano!”
“Okay” – rispose Shepard sulla superficie lunare “Alan is on the surface, and it’s been a long way… but we’re here” (Okey, Al è sulla suerficie, ed è stata una strada lunga, ma ci siamo!).
Mitchell subito dopo essere sceso dalla scaletta, disse: “è divertente, basta darsi una piccola spinta ed è come se una molla vi scattasse sotto il piede, dal suolo fino a spingervi in avanti, di dietro e di lato, come camminare su di un materasso a molle … è fantastico”

 

 

 

 

 


      Alan Shepard sulla superficie lunare subito dopo essere sceso dalla scaletta

 
Presa familiarità con la nuova microgravità, i due astronauti cominciarono subito gli esperimenti, predisposero la carrucola della piccola teleferica per trasbordare gli attrezzi e caricare i preziosi campioni lunari; poi svolsero la fascia d’alluminio per misurare l’intensità delle particelle del vento solare, installarono il “bazooka” uno speciale mortaio lanciagranate (non vi spaventate non erano entrati in guerra con i locali…) il mortaio sarebbe stato azionato da terra circa sei mesi dopo la missione, per effettuare esperimenti sismici.
Vennero installati tre geofoni per la registrazione delle onde provocate dalle esplosioni. Il montaggio del carrello M.E.T. fu faticoso, Shepard e Mitchell portarono termine il suo montaggio all’ombra del LM per evitare eccessivo consumo di ossigeno e accumulo di calore: infatti i battiti cardiaci di Shepard durante il suo dispiegamento passarono da 70 a 100 e quelli di Mitchell da 90 a 120. Una volta finito il montaggio, i due astronauti, ripreso fiato, partirono per la loro prima esplorazione.
Della strumentazione scientifica faceva parte il complesso A.L.S.E.P., (Apollo Lunar Surface Experiment Packages) una piccola centralina elettronucleare funzionante a plutonio che trasmise dati sulla Terra per circa un anno.
 

 

 

 

 

 

                                                                     Il comandante Alan Shepard

 

Il Carrello M.E.T. (Modularized Equipement Transporter, Trasportatore Modulare di Equipaggiamenti) è la caratteristica principale, eletto a simbolo, che differenzia Apollo 14 da tutte le altre missioni.
Il M.E.T. era un mezzo innovativo anche se a prima vista poteva sembrare un normale carretto…Infatti le sue ruote e in particolare le sue gomme, costruite appositamente dalla “Goodyear” erano un concentrato di tecnologia.
Non avevano nulla di terrestre, gonfiate ad azoto perché incombustibile, avevano una pressione interna di 0,14 cmq contro una pressione normale di 1,9 cmq per le auto terrestri. Ogni singolo pneumatico pesava circa un chilogrammo, lo spessore della cassa era di due millimetri e mezzo, mentre lo spessore della camera d’aria era di un millimetro e mezzo. Per evitare fughe d’azoto e il conseguente sgonfiamento dei pneumatici (immaginate Shepard e Mitchel mentre cercano un’area di servizio…) dicevo; per evitare lo  sgonfiamento le gomme erano rivestite all’interno con una soluzione di poliuretano. Infine la gomma era una forma purificata di Natsyn, che poteva resistere alle ostili condizioni ambientali lunari ( da meno 65 a più 122 gradi centigradi).
Le ruote potevano sopportare un carico di 28 kg. Lunari che equivalgono a 168 Kg. Terrestri.Il Carretto pesava 9 Kg. E veniva trascinato dall’astronauta di turno consentendo una velocità massima di circa un metro al secondo. (La velocità era determinata dal terreno). 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                         Il carrellino M.E.T. durante il training

La prima delle due EVA previste si concluse alle 20.20 ora italiana (le 13.20 ora di Houston), Alan Shepard risalì la scaletta del LM, pochi minuti dopo lo seguì Mitchell. “Sei tutto un pasticcio di polvere” – disse Shepard a Mitchell; “E tu non ti sei visto?” – fu la risposta di Mitchell. La prima EVA “Extra Vehicular Activity” era durata 4 ore e 48 minuti. Dopo essersi sistemati nel veicolo lunare i due astronauti tennero il consueto debrifing con gli scienziati del Centro di Houston. Concluso quest’ultimo impegno i due uomini consumarono il pasto e intorno alle 23 (ora italiana) andarono a dormire…
Purtroppo non riposarono affatto perché le tute ormai depressurizzate risultarono scomode e ingombranti, l’anello di giunzione del casco affaticava il loro collo e le brandine di fortuna, a causa della loro inclinazione, dava loro la sensazione di ribaltarsi in qualsiasi momento. Al termine di questa notte allucinante Shepard e mitchell avevano riposato circa 4 ore.

 

 

 

 

 

 

 

Una bellissima immagine di Mitchell ripreso da Shepard

Il 6 febbraio, ore 9.20 (in Italia). Con ben due ore d’anticipo sul programma e gli astronauti assonnati dalla scomoda notte iniziò la seconda attività extraveicolare Dopo qualche altra fotografia i due astronauti iniziarono ad incamminarsi in direzione del Cone Crater, l’obbiettivo primario della missione. Il cratere distava circa due chilometri dal punto d’atterraggio.
Il Cone Crater (Cratere Cono) aveva i bordi che si sollevavano di circa 120 metri dal suolo sottostante, Shepard e Mitchell percorsero senza particolari problemi i 5/6 del tragitto che li separava dalla sommità, ma poi la salita si fece dura e lenta, il carretto M.E.T. era un’ulteriore pena perché andava trascinato a forza a volte dovevano letteralmente sollevarlo di peso per evitare grandi massi o avallamenti e l’ossigeno  diminuiva rapidamente così come rapidamente i battiti cardiaci aumentavano…I due uomini cominciarono ad ansimare e sudare, la temperatura all’interno delle tute aumentava pericolosamente! Dopo circa un’ora  e continui controlli sui parametri vitali degli astronauti, la preoccupazione dei controllori di voli saliva, questi i dialoghi tra Houston e i due uomini sulla Luna:
Houston: ehi, è dura la scalata a quanto ci risulta.
Shepard: dura? E’ una maledizione… caspita! Non avrei mai pensato che fosse così complicata, a guardare sembrava una cosa da nulla.
Mitchell: mi sa che la vetta è molto più lontana di quanto appare.
Houston: ragazzi, dovete tornare indietro adesso. La scalata è sospesa.
Shepard: me lo aspettavo… questo è l’ordine del giorno.
Mitchell: ma guardate che possiamo sempre provare per un po’, non è poi così lontana.
Ci un breve consulto a Houston con il dottor Charles Berry: “Se non stiamo attenti restano senza riserva di ossigeno. Abbiamo avuto già troppe noie finora per rischiare così. Date ordine netto: tornare all’Antares”.
Shepard e Mitchell obbedirono e iniziarono a scendere.
Houston: Okay ora va molto meglio.
Shepard: per forza stiamo scendendo…
Mitchell: e pensare che eravamo giunti a breve distanza dalla cima.
Houston: forza ragazzi, dirigetevi verso il LM. Vi aspetta un bel po’ di riposo, prima di ripartire.
Sulla strada di “casa” i due astronauti fecero tutta una serie d’osservazioni, scavarono un fossato per effettuare degli esperimenti di meccanica al suolo, raccolsero altri campioni di roccia lunare e terminarono la seconda e ultima esplorazione.
 

Alan  Shepard mentre effettua un carotaggio

Ma i colpi di scena non erano terminati! Quando mancavano pochi minuti al rientro nel LM, mentre Mitchell finiva di sistemare le apparecchiature da riportare sulla Terra, Shepard disse: “Ecco qualcosa che gli americani conoscono molto bene”. Mitchell si girò e incredulo vide Shepard con una mazza da Golf in una mano (guanto) e nell’atra vide che teneva delle palline da golf!
Shepard lanciò le palline sul suolo lunare, intanto a Houston sorpresi, ma non troppo, visto il personaggio; stavano a guardare allibiti!
Shepard fece una torsione del busto e sferrò un colpo alla prima pallina, ma la mancò come fosse un principiante, sollevando solo un gran polverone…
Non si diede per vinto al secondo tentativo, questa volta centrò in pieno la palla ed esclamò: “Fa miglia e miglia!”
Si trattò ovviamente di un record ancora oggi ineguagliabile sulla Terra, che fruttò ad Alan l’immortalità come golfista i vari club golfistici fecero a gara per annoverarlo tra i soci benemeriti.
Dopo l’intermezzo sportivo, e dopo 4 ore e 35 minuti si conluse la seconda EVA e i due uomini tornarono sul LM chiudendo per l’ultima volta il portello di Antares.
Malgrado non fossero riusciti ad esplorare il Cone crater gli scienziati a terra si ritennero soddisfatti, il materiale raccolto (circa 50 chilogrammi) era interessante
Le descrizioni della zona di Frà Mauro furono le più dettagliate possibili.

 

 

 

 

 

Il percorso esplorativo della missione Apollo 14.

Terminata l’esplorazione i due astronauti impiegarono cinque ore per prepararsi alla partenza. Alle 19,48 (ora italiana) del 6 febbraio la sezione superiore del LM
Si staccò dalla sezione inferiore che fungeva anche da rampa di lancio, alla velocità di 5 metri al secondo. Alle 20,26 l’orbita veniva perfezionata circolarizzandola alla quota di 96 chilometri dalla superficie lunare, alle 21,35 finalmente e senza nessun problema alla sonda di docking, le due navicelle furono di nuovo unite. Dopo qualche ora Shepard e Mitchell furono pronti per rientrare nel modulo di comando dove li aspettava per complimentarsi il loro compagno Roosa. Effettuarono il trasferimento dei campioni lunari e degli esperimenti da riportare sulla Terra e abbandonarono il LM proiettandolo in direzione della Luna, dove andò a schiantarsi.
Alle ore 2,39 del 7 febbraio quando l’Apollo 14 si trovava dietro la Luna , il motore del modulo di Servizio fu acceso per intraprendere il viaggio di ritorno, restò acceso per 2 minuti e 27 secondi facendo raggiungere la velocità di 3783 Km/h. dodici minuti dopo l’accensione le comunicazioni con Houston furono ripristinate.

Durante il viaggio di ritorno furono previsti una serie di esperimenti, cosa che accadeva per la prima volta nella storia dei viaggi spaziali americani.
Esperimenti sul comportamento dei liquidi in microgravità, con trasferimento da un recipiente all’altro, esperimenti su 18 tipi di fili metallici, materie plastiche e cristalli sottoposti ad azione termica mediante forno elettrico. Fu effettuato un esperimento di elettroforesi trasmesso in diretta TV e 4 esperimenti sui fenomeni convettivi del calore attraverso gas e liquidi.


Alle 12 e 45 (ora italiana) dell’8 febbraio, Apollo 14 si trovava a 254 mila Km. dalla Terra, viaggiava a 5000 Km/h. ma stava passando dal campo gravitazionale lunare a quello terrestre e la sua velocità aumentava costantemente. Le Terra diventava sempre più grande vista dai piccoli oblò del modulo di comando. Il giorno dopo (9 febbraio) era il grande giorno, quello dell’ammaraggio. Il modulo di comando si staccò dal modulo di servizio alle ore 21,35 (ora italiana) le 14,35 ora di Houston raggiungendo la vertiginosa velocità di rientro 39700 Km/h. tutto quello che separava gli astronauti dall’inferno esterno erano migliaia di cellette che sublimavano per resistere ai 3000 gradi di calore.
Alle 22,05 e 4 secondi la navicella ammarò, dopo una discesa perfetta, a soli otto chilometri dalla portaerei USS New Orleans.La missione era durata 215 ore, un minuto e 58 secondi.

La terza missione lunare con sbarco di uomini sulla Luna, migliorò tutti i record ottenuti con Apollo 11 e 12: Uso del M.E.T. (carrello porta strumenti a due ruote). Carico record di 33 tonnellate del veicolo una volta entrato in orbita lunare. Distanza dal LEM di 2190 m. raggiunta dagli astronauti sulla Luna (400 m. Apollo 12). 33 ore e 31 minuti di permanenza sulla Luna ( 31 ore l’Apollo 12 ). 9 ore e 47 minuti di EVA lunare ( 7 ore e 48 minuti Apollo 12 ). 34 rivoluzioni in orbita lunare, in 66 ore e 39 minuti (45 rivoluzioni Apollo 12). Numerosi esperimenti compiuti da Roosa, nel periodo di solitudine in orbita lunare. Esperimenti di sismica attiva sulla Luna. 225 Kg. di strumenti lasciati sulla Luna ( 200 Apollo 12).
 

 

 

 

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 Responsabile  Sezione  Astronautica

Luigi Pizzimenti

Ha dedicato buona parte della sua vita alla raccolta delle testimonianze e dei dati riguardanti l’era spaziale, con particolare riguardo alla diffusione della storia del volo umano sulla Luna. Nel 2009 ha pubblicato  Progetto Apollo

 

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